Atlante 28 Mallard, la vecchia signora naviga ancora

di LauMar Commenta

Altlante
Ci sono barche che negli anni passati sono state delle vere e proprie icone per i velisti di tutto il mondo. I loro proprietari ne andavano orgogliosi ed ostentavano il loro guscio ad ogni occasione. La diffusione di massa della nautica da diporto, verso la metà degli anni settanta, ha spinto i cantieri a seguire più le mode ed il marketing, che la passione dei velisti per la vela.

Molti proprietari di “ferri da stiro”, soprattutto in Italia,  sono passati dal motoscafo alla vela condizionando i progettisti a disegnare gli scafi per i “neo velisti” con le comodità e gli stessi gadget, che per decenni erano stati appannaggio quasi esclusivo delle barche a motore.

L’Atlante 28, costruito dai cantieri Mallard, prima e Archambualt poi, rappresenta la sostanza dell’involuzione della specie, con tutte le nefaste conseguenze che questo processo ha cagionato al settore della nautica.

Il primo progetto dell’Atlante 28, nasce nel 1965 dalla firma dell’architetto francese Georges Auzépy-Brenneur. Costruita per i primi tre anni dal cantiere Mallard e poi, successivamente, sino al 1977 dal cantiere Archambult che subentrò al primo in difficoltà economiche, questa imbarcazione era stata pensata per un uso prevalentemente dedito alla crociera costiera, pur mantenendo delle linee d’acqua ed un profilo di carena che le permettono di affrontare condizioni di mare impegnative.

Il modello, realizzato in 280 esemplari, ha il tipico stile degli anni sessanta, con una tuga alta squadrata che dirada verso prua formando un gradino. La chiglia lunga, con un dritto di prua molto accentuato che incorpora la pinna di deriva e la zavorra, disegna quella forma tipica degli scafi old style ad “esse”. La poppa molto rastremata ed alta limita notevolmente la linea di galleggiamento rispetto alla LOA di 8,47 metri.

Il pozzetto è piccolo con sedute abbastanza comode e ben protette dalla tuga che funge anche da paramare. Gli interni sono disegnati secondo il layout tipico del periodo. In quadrato vi sono due divani che fungono anche da letti. L’unica cabina doppia è a prua con letto V di buone dimensioni, mentre il locale toilette è ricavato tra due paratie, strutturali, che separano la dinette dalla cabina. La zona cucina è sulla murata di dritta subito scesa la scala d’accesso. Ovviamente, essendo una barca dal baglio massimo di soli 2,47 metri,  l’abitabilità dei volumi interni è assai limitata, risultando un po’ sacrificata se vengono imbarcate 4/5 persone.

A vela la barca è molto efficace nelle andature di bolina, dove la facilità di stringere il vento non è appesantita dalla forza esercitata sul timone semi compensato, che risulta, anzi, molto docile e pronto ad ogni correzione di rotta. Al contrario la barca soffre un poco l’onda lunga nelle andature portanti, che accentuano la tendenza naturale alla strapuggia.
Nel complesso l’Atlante 28 mantiene un buon valore di mercato grazie soprattutto all’ottima qualità e solidità costruttiva, alla capacità di stringere il vento. Inoltre non essendo molto diffusa nel nostro paese la richiesta degli appassionati supera di gran lunga la domanda, facendo mantenere i prezzi attorno ai 23/25 mila euro per barche dei primi anni settanta. Come disse un amico armatore, che acquistò l’Atlante 28 qualche anno fa, visto i prezzi lo battezzò ”Pura Follia”.

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