Isole italiche a rischio frane, il turista è in pericolo?

di LauMar Commenta

Isole Italiane

Le notizie della cronaca dei giorni scorsi sono davvero sorprendenti è segnalano un potenziale pericolo di dissesto idrogeologico nelle principali isole del nostro stivale.

Dopo le varie frane che hanno coinvolto Carpi ed Ischia e la tragedia di Ventotene dove una giovane studentessa ha perso la vita, c’è veramente da chiedersi se esistono pericoli per i numerosi turisti che affolleranno le spiagge la prossima estate.

Personalmente credo che tutto sia dovuto solo alle delle tragiche coincidenze, ma nella realtà la situazione sia sotto controllo o almeno dovrebbe esserlo dato che in caso contrario ci sarebbero delle ripercussioni notevoli sulla principale fonte di sostentamento dei vari arcipelaghi nel nostro stato: il turismo.

La cosa si complica e di molto, da quanto moltissime delle nostre splendide isole sono da decenni lasciate al loro destino senza un vero e proprio piano di salvaguardia e messa in sicurezza, ma soprattutto senza adeguati fondi di investimento per migliorarne le strutture.

Porti, spiagge e calette di molte delle nostre “Perle del Mediterraneo” se da un punto di vista naturalistico rappresentano dei veri e propri gioielli invidiati in tutto il mondo, dal quello organizzativo lasciano veramente a desiderare.     

Le amministrazioni locali fanno quello che possono anche se, in certi casi, vi sono colpe e ritardi ancestrali che dimostrano il totale disinteresse, che nel passato, molti degli responsabili della cosa pubblica hanno attuato senza pensare alla conseguenze nel futuro.

Quello che è successo l’anno passato a Ponza, con il sequestro da parte della magistratura di Latina di tutti i ponti e posti d’attracco per le barche considerati illegali e dannosi per l’ambiente, è l’apoteosi della superficialità e del menefreghismo che da sempre hanno caratterizzato la cultura ed il modo accogliere i turisti di molti isolani; che evidentemente considerano gli avventori ed i visitatori solo “polli” da spennare senza nemmeno offrire un servizio adeguato al prezzo pagato.

Credo che sia ora di invertire questo malcostume ed assumersi l’onere di cambiare radicalmente la visione delle cose e la gestione del nostro infinito patrimonio naturalistico.

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