Navigare in solitario – parte prima

di LauMar 4

Navigare in Solitario

Per chi va per mare in generale la propria barca è come una piccola isola dove vivere e trascorrere alcuni periodi, per i navigatori solitati diviene il loro micromondo in cui tutto è lì, confinato all’interno del perimetro delimitato dalle battagliole e draglie.

La barca di un navigatore solitario giramondo la riconosci immediatamente dal fatto che sulla tuga c’è di tutto: bicicletta, taniche, pannelli solari, generatori eolici, ecc. fanno da contorno agli effetti personali che vengono stesi all’aria durane le soste nei porti.

In realtà per navigare da soli si deve avere una forte predisposizione alla vita di mare e certamente avere un carattere particolare. Alcuni dicono che i solitari sono degli introversi che fuggono alla routine quotidiana per stare solo a contatto con la natura ed il mare. Certamente non è facile prepararsi per affrontare un viaggio senza la compagnia di un equipaggio.

La predisposizione fisica e mentale ad affrontare una traversata  “Alone” è fondamentale. Ogni manovra e difficoltà ,che con l’aiuto di altri compagni di viaggio è normale, per un solitario diviene una prova non indifferente anche in condizioni di tempo favorevole.

Virare o strambare, issare o ridurre le vele, sono tutte operazioni che un solitario deve essere in grado di affrontare senza che questo comporti problemi o che si tramuti in incidente.

Non si può sbagliare, ogni errore può causare un dramma. Se poi le condizioni meteo marine diventano proibitive allora tutto si fa più difficile, lo stress aumenta a tal punto che le funzioni psicofisiche ne possono risentire.

Alla base della capacità di un navigatore solitario di stare per lunghi periodi in alto mare c’è sicuramente una preparazione fisica non indifferente, dato che molte energie devo essere spese per organizzare la vita di bordo.

Il sonno è un fattore fondamentale per ogni essere umano ed a maggior ragione per chi naviga senza compagni. Di solito i professionisti della vela, che affrontano regate in solitario, si esercitano e preparano a sopportare la prolungata assenza di riposo mediante tecniche specifiche messe a punto da team medici.

Alcuni dormono per 20 minuti ogni due ore così da raggiungere circa quattro ore di sonno REM sull’arco delle 24 ore. Tale tecnica deve essere preparata sotto controllo medico dato che alcuni funzioni vitali possono essere compromesse dalla prolungata assenza di riposo.

I navigatori sportivi invece cercano di dormire soprattutto durante la notte sfruttando la tecnologia offerta dai sistemi di navigazione automatica quali: autopilota a vento, radar, GPS, che opportunamente settati consentono di poter essere avvertiti in caso di altre navi che incrociano la propria rotta. Certo l’incidente è sempre possibile anche se l’imponderabile non è mai prevedibile anche per il più audace e preparato velista. – continua –

Commenti (4)

  1. salve mi chiamo _/)pipposail e innanzi tutto vi faccio i miei complimenti per il blog in generale, è davvero ben fatto, ed inoltre non nego che mi fa sempre piecere che si parli anche di queste determinate e molto particolari attività quali ad esempio la navigazione a vela in solitario.
    Anche se in tutta sincerità non posso negare che non condivido cosa si afferma e dice in questo articolo, e come così si rischia di fare apparire il mondo della navigazione a vela in solitario, un mondo che vi assicuro non essere davvero fatto o composto solo di super uomini, con super doti fisiche e spitiche, disposti a rischiare un non so che cosa, ad ogni manovra, e per come lo si fa apparire quì il navigatore solitario dover quasi essere necessiariamente un super uomo.

    Niente affatto non è così, il poter arrivare ad essere un navigatore solitario sarà un’aver affinato maggiormente l’arte del saper manovrare le vele al vento cosa che nulla a che fare ne con la forza e neanche con la resistenza fisica.

    Inoltre non trovo vero che i solitari li si riconoscono dalle coperte ingombre delle loro barche, quelle forse sono le barce casa dei giramondo, famiglie che abitano in barca tutt’altra cosa, i solitari anzi li si riconoscono perchè hanno delle coperte molto ben sgombre e pulite da ogni cosa, molto ordinate con tutte le manovre rinviate in pozzetto.

    dalla parte vostra c’è sicuramente il fatto che la navigazione in solitario è cosa molto complessa ed articolata a partire proprio dalle motivazioni stesse perchè ogni navigatore soltario a suo modo la interpreta e pratica, che non si presta a nessun tipo di omologazione ma solo e pura interpretazione individuale nel praticarla.

    un saluto _/)pipposail

  2. Ciao Pippo è benvenuto sul blog 🙂

    sono contento che il nostro blog ti piaccia e soprattutto che noti il fatto diamo spazio ad argomenti come la navigazione in solitario, che su altri blog difficilmente vengono trattati. Accetto la tua critica sul contenuto dell’articolo ma credimi non era mia intenzione fare apparire il navigatore solitario quale espressione del super uomo/donna del Nietzsche pensiero. Ovviamente cercavo di sintetizzare argomenti che per questioni di spazio non possono superare una certa lunghezza. Io parlo di preparazione fisica e mentale ma non ho mai fatto alcuna accenno alla questione che servano delle super doti per navigare in solitario, se mi permetti questa è una tua deduzione. Navigo da oltre 25 anni e sono un professionista nel settore della vela. Nella mia vita ho conosciuto tantissimi solitari, sia professionisti ( Loic Peyron poco più di un mese fa ) che non e ti possono assicurare che nessuno di loro possiede doti fisiche super. Non di meno, non puoi negare, che per i solitari le cose più semplici si possono trasformare in complicazioni ed i rischi certamente aumentano rispetto alla navigazione in equipaggio. Per ultimo, ti posso assicurare che ho incontrato solitari giramondo (quelli che in Francia vengono chimati “Les tuornamondes” ) che avevano di tutto e di più sulla loro barca:-)…al prossimo capitolo ciao Marco

  3. Beh innanzi tutto ciao LauMar, e grazie davvero del benvenuto e ti tinnovo i miei più sinceri complimenti sia per il blog, ed anche per gli argomenti che avete il coraggio di trattare, e lungi da me voler fare polemiche o voler fare delle critiche gratuite e considerato che rileggendo il Tuo articolo sulla vela in solitario, non credo ci sia nulla di male a pensarla o vederla in modo diverso resto della mia opinione nel sostenere che la navigazione a vela in solitario niente a che fare con uno sport tipo no limits per capirci e sempre a mio umile e personalissimo avviso la navigazione a vela in solitario la vedrei semmai di più semplicemente come l’evoluzione naturale del navigatore a vela moderno non competitivo.

    Ciao e buon vento.

  4. Cio Pippo ho letto il tuo ultimo commento e ti ringrazio ancora per averci scelto e spero che vorrai continuare a leggere i nostri post e commentarli.

    Concordo sul fatto che la vela in solitario non sia uno sport no-limits o cose del genere, ma l’evoluzione di una scelta del navigatore moderno e non competitivo.

    Inoltre ho letto, sul tuo blog, le tue esperienze di vita durante i periodi che hai trascorso in Venezuela, dove anch’io ho vissuto per più di un anno tra il 1992 e 1993. Pertanto conosco benissimo posti come Puerto La Cruz, Margarita, o Los Roques, così come la mentalità dei Venezuelani,il carattere e la loro indole. Condivido appieno le tue considerazioni sul tipo di vita che offre questa terra fantastica, ma piena di contraddizioni.

    Alla prossima Buon Vento
    Marco

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