
Per chi va per mare in generale la propria barca è come una piccola isola dove vivere e trascorrere alcuni periodi, per i navigatori solitati diviene il loro micromondo in cui tutto è lì, confinato all’interno del perimetro delimitato dalle battagliole e draglie.
La barca di un navigatore solitario giramondo la riconosci immediatamente dal fatto che sulla tuga c’è di tutto: bicicletta, taniche, pannelli solari, generatori eolici, ecc. fanno da contorno agli effetti personali che vengono stesi all’aria durane le soste nei porti.
In realtà per navigare da soli si deve avere una forte predisposizione alla vita di mare e certamente avere un carattere particolare. Alcuni dicono che i solitari sono degli introversi che fuggono alla routine quotidiana per stare solo a contatto con la natura ed il mare. Certamente non è facile prepararsi per affrontare un viaggio senza la compagnia di un equipaggio.
La predisposizione fisica e mentale ad affrontare una traversata “Alone” è fondamentale. Ogni manovra e difficoltà ,che con l’aiuto di altri compagni di viaggio è normale, per un solitario diviene una prova non indifferente anche in condizioni di tempo favorevole.
Virare o strambare, issare o ridurre le vele, sono tutte operazioni che un solitario deve essere in grado di affrontare senza che questo comporti problemi o che si tramuti in incidente.
Non si può sbagliare, ogni errore può causare un dramma. Se poi le condizioni meteo marine diventano proibitive allora tutto si fa più difficile, lo stress aumenta a tal punto che le funzioni psicofisiche ne possono risentire.
Alla base della capacità di un navigatore solitario di stare per lunghi periodi in alto mare c’è sicuramente una preparazione fisica non indifferente, dato che molte energie devo essere spese per organizzare la vita di bordo.
Il sonno è un fattore fondamentale per ogni essere umano ed a maggior ragione per chi naviga senza compagni. Di solito i professionisti della vela, che affrontano regate in solitario, si esercitano e preparano a sopportare la prolungata assenza di riposo mediante tecniche specifiche messe a punto da team medici.
Alcuni dormono per 20 minuti ogni due ore così da raggiungere circa quattro ore di sonno REM sull’arco delle 24 ore. Tale tecnica deve essere preparata sotto controllo medico dato che alcuni funzioni vitali possono essere compromesse dalla prolungata assenza di riposo.
I navigatori sportivi invece cercano di dormire soprattutto durante la notte sfruttando la tecnologia offerta dai sistemi di navigazione automatica quali: autopilota a vento, radar, GPS, che opportunamente settati consentono di poter essere avvertiti in caso di altre navi che incrociano la propria rotta. Certo l’incidente è sempre possibile anche se l’imponderabile non è mai prevedibile anche per il più audace e preparato velista. – continua –