Uomo in mare, i rischi da evitare

di Redazione Commenta

Uomo a mare

L’andare per mare comporta alcuni rischi, il più frequente ed il più grave è quello di caderci. La storia di Giona ci rammenta il suo terribile ricordo, malgrado lui abbia avuto la fortuna di rivedere terra. Oggigiorno le belane, nei nostri mari, sono molto rare ed è quindi utile avere le idee chiare sul problema.

Il rischio di cadere in mare è costante sia con il bel tempo sia con pessime condizioni meteo, la differenza è che nel secondo caso le probabilità di recupero di un uomo a mare sono molto scarse anche per equipaggi molto allenati. Di notte, con qualunque tempo, è quasi impossibile trovare un naufrago che non abbia la possibilità di farsi avvistare con delle luci.

In certe andature, come quelle portanti, l’incidente è molto più grave che di bolina, dato che ci si allontana molto velocemente dall’uomo a mare. Il fatto di essere sotto spi o con un genoa tangonato non facilita certo le cose. Se poi la vittima è il capo barca, che nella maggiore parte dei casi non si assicura, l’equipaggio difficilmente saprà recuperarlo, conducendo correttamente la barca senza ordini.

Molte volte può accadere che si finisce in mare anche se non si è sul ponte. Alcuni racconti narrano di persone che sono finite in acqua mentre erano in quadrato, come il caso accaduto a bordo del Glènan, dove un membro dell’equipaggio mentre prendeva un rilevamento solo con la testa fuori dal tambuccio a causa di una straorzata violenta ed improvvisa si ritrovò quasi completamente fuori bordo e solo grazie alle battagliole ed alla prontezza dei compagni riuscì a salvarsi.

L’incidente è sempre inatteso e molte volte banale ed oltre alle classiche cause dovute alla forza delle onde si finisce in acqua perché: si cerca di recuperare qualcosa che è caduto, mentre si prende acqua con un secchio che vi trascina via, a causa di una brusca variazione di velocità, o peggio, si è colpiti dal boma durante una strambata ecc.

Per evitare il rischio di cadute vi sono molte misure precauzionali che vanno adottate a seconda delle situazioni in cui ci troviamo. Personalmente quando navigo con equipaggi di marinai esperti, capaci di effettuare rapidamente una manovra di recupero ed in condizioni di buon tempo e visibilità, non obbligo l’uso del salvagente o delle cinture di sicurezza.  Tuttavia quando il sole tramonta o le condizione si fanno più severe chiedo sempre a tutti, me compreso, di indossare giubbotti salvagente e di legarsi alle life line, quando si è fuori dal pozzetto. In tanti anni fortunatamente non mi è mai capitato di dover recuperare un uomo a mare, anche se molto spesso mi esercito nelle manovre di recupero del M.O.B. ( man over board ).

Molti diportisti, anche esperti, tendono a sottovalutare questo aspetto e non eseguono quasi mai esercitazioni o manovre di recupero, forse per una sorta di scaramanzia, quasi ad esorcizzare il problema più che a prevenire un incidente.

Sapendo che non è assolutamente una cosa facile recuperare un naufrago, dato che molte volte si hanno solo pochi minuti a disposizione, prima che le condizioni fisiche si aggravino in modo drammatico soprattutto se si naviga a certe latitudini od in oceano, è bene e saggio ricordarsi che la prima cosa da fare, quando si lancia il segnale del MOB, è fermare a tutti i costi la barca. Ogni secondo che passa si lascia acqua tra la barca ed il malcapitato ed un uomo a mare, anche di giorno, a cento metri di distanza diventa molto difficile da recuperare. Se provate ad  utilizzare un parabordo, come manichino, vi renderete conto di come è difficile recuperarlo ed alcune volte rischiate anche di perderlo o di recuperarlo dopo molte ore, tempo che nella realtà non vi è mai concesso.

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