Yacht di lusso, le occasioni perse dall’Italia

di Alessandra Scafuri Commenta

Superyacht Intelligence, sito inglese che pubblica analisi economiche sull’industria delle grandi barche, stila un resoconto della situazione italiana sul fronte del luxury made, ponendo ancora una volta in rilievo la crisi dell’industria nautica del nostro paese.

In seguito alle statistiche riguardanti il significativo calo dei visitatori al Salone Nautico di Genova 2012, sceso al 22% rispetto all’anno precedente, il dissenso per la mancanza di risorse adeguate al rilancio della nautica arriva anche da Alberto Amico, alla guida del cantiere genovese Amico & Co, ai primi posti nel mondo per la riparazione e il refit dei mega yacht.

 “Negli ultimi anni  l’Italia si è dotata di un buon numero di porti turistici, eliminando il gap infrastrutturale con Paesi limitrofi, la Francia, in primis. Ma continua ad esserci una scarsissima offerta di servizi”.

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Arrivano così dati preoccupanti: in Italia,  su 2,2 miliardi di ricavi complessivi del settore dei superyacht, il 52% circa è determinato da nuove costruzioni; il resto da servizi, con suppliers & manufactures al 19,6%. Una situazione ben diversa da quella dei vicini francesi che, su 1,3 miliardi di ricavi, producono il 13,8% e dedicano al post vendita il 51,3%. Gli Usa, su 4,5 miliardi segnano 20,3% di nuove costruzioni e 53,2% di suppliers & manufactures. Fetta di business su cui l’Olanda, altro grande costruttore di megayacht (con 2 miliardi di ricavi) tocca il 28,4%, contro il 55,4% di realizzazione di nuovi yacht. La Germania, invece, (1,3 miliardi) segna il 46,5% di nuove barche contro il 33,34% di servizi post vendita. E la Spagna (857 milioni) totalizza il 14,1% di costruzioni a fronte del 42,95% di suppliers & manufactures.

Un panorama globale che rende conto di come il nostro Bel Paese, da sempre leader del settore, perde punti per scelte politiche a volte dovute, ma in ogni caso scoraggianti per la ripresa del settore, pur potendo potenzialmente rimanere ad essere trainante per l’intera economia.

Amico prosegue criticando una gestione inadeguata delle risorse disponibili:

“In Italia è mancata la capacità di valorizzare questo mondo dei servizi agli yacht che, invece, è grandemente riconosciuto nel mondo e crea giro d’affari e lavoro ma, soprattutto, contribuisce e ridistribuire la ricchezza. Anche perché si tratta di servizi ad alto valore aggiunto e ad alta professionalità. L’Italia avrebbe un enorme potenziale da sfruttare in questo campo, avendo 8mila chilometri di coste e poi porti, infrastrutture e cantieri. Ma non lo fa. E così la Francia riesce a totalizzare valori maggiori in un tratto di costa molto più piccolo: da Mentone a Cannes”.

 

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