Baby veliste in solitario, desiderio o moda?

di LauMar 1

Jessica Wotson Pink Lady
Sembra proprio che sia scoppiata una moda nel mondo della vela d’altura: quello delle baby veliste che vogliono circumnavigare il globo in solitario.

Nulla di strano se si trattasse del desiderio adolescenziale di poter evadere dalla normalità quotidiana per poter compiere un’impresa mai tentata prima, ma ho il sospetto che dietro alle scelte dei baby velisti si celino degli interessi diversi che nulla c’entrano con lo spirito della vela e del mondo sportivo in generale.

Il giro del mondo a vela è da sempre una cosa che affascina tutti i velisti, compierlo in solitario ed a soli 16 anni, quindi con una esperienza di mare limitata, è certamente un’impresa umana e sportiva allo stesso tempo. Intendiamoci, non è che per navigare in solitario occorrano delle doti da superman, in questo caso meglio da “wonder woman”, ma certamente una buona esperienza di navigazione d’altura è fondamentale per la riuscita della prova.

Quello che mi preoccupa maggiormente è che dietro alle aspettative legittime di questi baby velisti, di poter soddisfare un loro desiderio, ci sia invece un interesse mediatico, unito a quello degli  sponsor non indifferente, che costringe altri coetanei all’emulazione per poter guadagnare le prime pagine dei giornali o dei blog della rete.

Infatti dopo Jessica Watson, la velista australiana di 16 anni impegnata nel giro del mondo in solitario e che proprio in questi giorni sta doppiando Capo Horn, c’è un’altra quasi coetanea che si appresta a salpare dalla California. Si  tratta di Abby Sunderland che, con qualche mese in meno di Jessica, sabato prossimo potrebbe lasciare le coste statunitensi per compiere lo stesso periplo all’inseguimento della piccola “Wallaby”.

Intanto Jessica ha annunciato di trovarsi a circa sessanta miglia da Capo Horn che dovrebbe aver superato nella giornata di ieri. Le condizioni meteo erano impegnative, con oltre trentacinque nodi di vento e onde di tre/quattro metri, ma non estreme come a volte capita lì, ai confini del mondo.

La stessa velista  sembra comunque tranquilla ed afferma tramite il suo blog:

“Sto incrociando le dita perchè le nubi si allontanino e mi permettano di vedere questo incredibile spettacolo della natura”.

Jessica è anche rinfrancata dalla presenza dei genitori, che sono decollati da Punta Arenas, in Cile, per sorvolare la barca della figlia e contattarla attraverso il vhf di bordo.

Sicuramente è bello sapere che ci sono tanti giovani che amano la vela e vogliono mollare gli ormeggi per navigare intorno al mondo, piuttosto di sapere che altri loro coetanei preferiscono cercare un altro tipo di “sballo”, con  sostanze illegali o comunque dannose per la salute.

Mi auguro solo che, dopo la conclusione del loro viaggio, questi giovani interpreti della vela d’altura sappiano proseguire nella pratica di questo sport e non si accontentino solo di aver ottenuto il traguardo della “Impresa”, che seppur importante rimane pur sempre episodico, mentre la vela è sempre affascinante, anche quando la si pratica all’Idroscalo di Milano.

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