Il mercato refitting cinese conquistato dalle imprese toscane

di Alba D'Alberto Commenta

La nautica italiana, pur avendo perso lo smalto di una volta, resta un eccellenza mondiale e ci sono alcune realtà artigianali e industriali che esportano addirittura i loro prodotti. È il caso di alcune imprese toscane.

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In cosa consiste la conquista della Cina? Cinque imprese toscane hanno costituito una join venture insieme al gruppo cinese Visu. Di questa join venture detengono il 51% che corrisponde ad un investimento di 30 milioni di euro. Il loro obiettivo è di fare concorrenza ad Hong Kong nel campo delle manutenzioni e riparazioni degli yacht di lusso, lavorando sull’isola di Hainan.

La join venture si chiama Visun Tuscany Yachting e ha già in cantiere un cliente: il Firenze D, uno yacht di 30 metri costruito in Italia, che adesso deve essere rifinito rispetto alle finestrature. L’imbarcazione appartiene alla moglie del capo di un gruppo cinese che pare sia il più ricco della Cina, almeno secondo Forbes.

Le aziende italiane che hanno preso parte all’impresa sono Yachtica, Viareggio, Supply Service, Tecnopol, Arredomare e Francesco Virdis. La volontà è quella di proporsi al segmento top delle imbarcazioni che si recano nella Cina tropicale per le riparazioni. Per essere profittevole l’impresa italocinese dovrà manutenere circa 200 yacht all’anno da cui ricavare almeno 30 milioni. Il traguardo più vicino sarà quello del 2020. I presupposti ci sono visto che sull’isola dove l’impresa farà base, non cera nemmeno uno yacht nel 2009 ed ora che ne sono 230, di cui sei che superano i 30 metri e 30 che sono stati prodotti in Italia.

Il secondo passo sarà quello di intercettare le imbarcazioni che vorrebbero andare ad Hong Kong che non riesce a gestire tutti i suoi porti e che non può allargarsi.

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