
Come ogni anno nel mese di dicembre si disputa una delle regate d’altura più spettacolari ed impegnative del mondo. Il giorno di Santo Stefano, quando nella penisola italica la maggior parte dei concittadini sta smaltendo i postumi dei bagordi del pranzo di Natale, nell’altra parte del globo circa una sessantina di equipaggi salpano dalla splendida baia di Sydney per raggiungere la capitale della Tasmania.
La Rolex Sydeny-Hobart da sempre è l’appuntamento d’eccellenza della stagione velica australiana e quest’anno festeggia le sue 65 candeline. Il percorso all’apparenza è abbastanza breve, ma ricco d’insidie e pericoli, tant’è che negli anni si sono registrate molte perdite, dovute sia a causa di naufragi di barche, che per la scomparsa di membri di equipaggi.



L’ormeggio è sicuramente una fase delicata, in cui esperienza e precisione sono requisiti fondamentali per evitare danni, riparabili o un pò meno. Poiché non tutti sono così bravi da condurre in modo ottimale le manovre, occorre una soluzione che permetta di evitare di spendere soldi per la riparazione dello scafo, a causa di inattenzioni, e che magari sia diversa dagli invadenti paracolpi tipo “sacco da pugilato”, inestetici e inoltre scomodi da maneggiare.
A volte le alternative limitate in un mercato seppur variegato non lasciano scampo: o accettare il compromesso, oppure inventarsi qualche soluzione fuori dall’ordinario.

In tempi difficili per il mercato nautico, dove armatori e cantieri si interrogano sul futuro incerto, qualcuno riparte e lo fa puntando tutto sull’innovazione tecnologica. La novità arriva da oltreoceano, e la parola chiave è carbonio.