Da quando il mondo della cantieristica navale scoprì, verso la fine della metà dello scorso secolo, l’uso della vetroresina come materia prima per la realizzazione di imbarcazioni , dato il basso costo e la facilità d’impiego dei polimeri di nuova generazione, sia termoplastici che termoindurenti, iniziò la diffusione di massa della nautica da diporto, prima relegata quasi esclusivamente ad una ristretta cerchia di gentleman del mare, per lo più appartenenti all’alta borghesia o addirittura alla nobiltà.
Dopo circa venti anni dalla prima barca costruita in “plastica”, si cominciò a scoprire che la vetroresina presentava, dopo molti anni di permanenza in acqua, un difetto mai osservato prima: l’osmosi.



Nelle prossime settimane gli amanti della vela d’altura potranno assistere alla spettacolare sfida dei Maxi Trimarani, da oltre 30 metri di lunghezza, nella contesa del Trofeo Jules Verne, titolo che premia la barca a vela che riesce a percorrere il giro del mondo senza scalo nel minor tempo possibile.
