Di seguito riportiamo la lettera fatta giungere in redazione dal Dott. Andrea Patrone, responsabile Gestione e Sviluppo del Gruppo Mast, del quale Marine Italia, e di conseguenza il porto di Tricase, fanno parte.
Gentile Redazione, egregio signor blogger LauMar,
Alle considerazioni apparse sul precedente articolo devo aggiungere, per confutarle fermamente, alcune nuove e differenti valutazioni in ordine a quanto da voi affermato.
- L’ormeggio nella zona transito del porto di Tricase è gratuito e possibile per un massimo di giorni tre.
- Non è stata emanata alcuna ordinanza da parte della Capitaneria di Porto che vieti di ormeggiare con la propria ancora nel porto di Tricase.
- La Capitaneria, giustamente, lo sconsiglia.
- La zona transito non è dotata di alcuna attrezzatura per l’ormeggio.
- Chi sia dotato di attrezzature proprie non deve pagare nulla per l’ormeggio.
- Marine Italia S.r.l. fornisce alcuni servizi a pagamento, che sono essenzialmente l’assistenza all’ormeggio e al disormeggio, l’erogazione di acqua e luce (impianti realizzati dalla stessa società nel 2010 in tutta l’area portuale), il nolo di trappe, cime e altre attrezzature necessarie per l’ormeggio.
- Il diportista ha pagato per l’erogazione di detti servizi.
- Marine Italia S.r.l. ha un listino prezzi per i servizi e il Direttore del Porto, Riccardo Sandri, ha deciso di applicare un forte sconto sullo stesso.
- Il listino prezzi applicato non è lo stesso delle altre zone del porto gestite dalla Marine Italia S.r.l., ma è quello per la fornitura dei servizi sopra ricordati, chiesti ed ottenuti dal diportista.
- Non è stato trovato un accordo su indicazione della Capitaneria di Porto, la quale notoriamente non si inserisce in dispute private sulla congruità del prezzo corrisposto per servizi di assistenza.
Questo ultima considerazione mi fornisce lo spunto per una ulteriore valutazione delle considerazioni espresse nel vostro articolo.
La società Marine Italia S.r.l., come molte altre società di diritto privato investe proprie risorse gestendo con fini commericali, ed a proprio rischio, strutture portuali turistiche.
La Capitaneria di Porto non può essere organo che decida le tariffe in quanto il rischio di impresa prevede che sia il mercato e non, per l’appunto, un terzo, a decidere la congruità delle stesse.
Sarà il mercato a stabilire se le nostre tariffe siano competitive o meno.
A questo proposito giova ricordare che Marine Italia S.r.l. ha ottenuto un numero molto elevato di richieste oltre le capacità proprie degli spazi in concessione, quantificabili in circa 390 richieste, quindi 240 oltre le reali capacità (nel 2009 erano solo circa 20 le richieste oltre la capacità dellla stessa area).
Il fare levantino, proprio degli “italioti” va ricercato anche in chi, senza effettuare una minima, e facile, indagine, si permetta di attribuire comportamenti poco lineari a società che investono energie e risorse economiche, come ricordato, per migliorare strutture sino ad oggi lasciate al loro e proprio destino; strutture nelle quali si riscontrano maggiori possibilità di pregiudizio, lesione di diritti, furberie e scorciatoie non sempre lecite.
Prima di pubblicare il commento ad un articolo di terzi, viziato anch’esso dalla mancanza del contraddittorio, il signor blogger laumar avrebbe potuto verificare quanto da questi affermato ovvero chiedere la norstra versione dei fatti, non lasciando alla fortuna (abbiamo letto per caso il vostro blog) la nostra possibilità di replica.
Come già fatto per il primo articolo, propongo anche a voi di dibattere in merito a come sia possibile valorizzare una struttura portuale e su come recuperarne altre senza edificarne ex novo, il tutto migliorando il servizio reso, che è, tra l’altro, il programma della Marine Italia S.r.l. nel Salento.
Cordiali saluti.
Andrea Patrone